VOLO

giovedì 2 dicembre 2010 | ore 21.00 | Sala Casella

 

V O L O

 

 

 

Toshio Hosokawa

(1955)

 

Lied (2007)

per flauto e pianoforte

Lucio Gregoretti

(1961)

 

Mundus Novus * (2006, revisione 2010)

per flauto e pianoforte

 

Philippe Leroux

(1959)

 

PPP (1993)

per flauto e pianoforte

Doina Rotaru

(1951)

 

Crystals (2002)

per flauto e pianoforte

Ramon Lazkano

(1968)

 

Errobi I ** (2008)

per flauto e pianoforte

Jonathan Harvey

(1939)

 

Nataraja (1983)

per ottavino/flauto e pianoforte

 

Mario Caroli flauti

Erika Hashimoto pianoforte

 

 

* prima esecuzione assoluta

* * prima esecuzione italiana

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Una risposta a VOLO

  1. nuovaconsonanza ha detto:

    Il concerto si presenta come occasione per ascoltare, sotto vesti e punti di vista differenti, il connubio di flauto e pianoforte. Protagonisti della serata sono Mario Caroli ed Erika Hashimoto. Flautista eclettico ed apprezzato dalle piazze più importanti, Mario Caroli è conosciuto tra le altre cose per la capacità di saper spaziare con disinvoltura dal repertorio classico alle più ardite sperimentazioni contemporanee. Al pianoforte Erika Hashimoto, giovane pianista recentemente impegnata in Francia e Germania in una tournée organizzata dall’AJAM (amis des jeunes artistes musiciens).
    L’opportunità di ascolto diviene preziosa se vista secondo una prospettiva “di navigazione”, un ipotetico viaggio alla scoperta di variegati mondi e culture. Una tendenza che ben si accorda con il tema del 47° Festival di Nuova Consonanza soprattutto se la partenza implica una costante tensione e ricerca, rivolgendo il proprio interesse verso mete esotiche o comunque lontane dai luoghi di appartenenza.
    Il programma selezionato comprende difatti compositori di diversa origine e provenienza, i quali si fanno portavoce di eredità ottocentesche. Si parte con Lied di Toshio Hosokawa (Hiroshima, 1955), compositore giapponese trapiantato in Europa sin dagli anni di studio e apprendistato; tale circostanza ha favorito il definirsi di un linguaggio che trova il suo punto di forza nella fusione di Oriente e Occidente. Ma come reagisce il viaggiatore di fronte alla suggestione esotica di mondi lontani? Ben si inserisce in tale prospettiva la prima assoluta della serata, Mundus Novus di Lucio Gregoretti (Roma, 1961). Come Amerigo Vespucci nel 1502 in un viaggio nell’attuale Brasile, il viaggiatore moderno vive, di fronte a nuove realtà, un misto di meraviglia e inquietudine: l’incanto della novità comporta la difficoltà nella comunicazione provocata da linguaggi e codici diversi. Come spiega lo stesso compositore “trasposte in altri tempi e in altro ambito, le sensazioni di un compositore di oggi che entri occasionalmente in contatto con la cultura musicale brasiliana possono essere in qualche modo assimilabili a quelle di un viaggiatore del Rinascimento: si è attratti dall’aspetto esteriore, ma, a meno di non avere una competenza specifica, non si riesce a capire tutto fino in fondo. Ecco allora un pianoforte le cui corde coperte di carta vengono percosse cercando di imitare il suono di un berimbau, un flauto che richiama ossessivamente il verso di uccelli tropicali, frammenti dal repertorio delle bande che accompagnano le processioni religiose del ‘Nord – Est’, e un vago sapore di samba che colora gli aspetti ritmici e armonici”. Così come in un quadro di Friedrich la natura è espressione delle sensazioni dell’uomo-viandante. Il concerto prosegue con Ppp di Philippe Leroux (Boulogne sur Seine, 1959), portatore di un punto di vista diverso nella trattazione della dicotomia flauto-pianoforte: il compositore francese approfondisce la dimensione del suono, il suo apparire e scomparire nell’ambito di un flusso continuo; una simile prospettiva incoraggia tra l’altro una ricerca tecnica sullo strumento, rivelandone non di rado sfumature e timbri inconsueti.
    La seconda parte del concerto si apre con un brano di Doina Rotaru (Bucarest, 1951), Crystals: le suggestioni della Romania entrano in un discorso musicale prettamente simbolico, e l’antico folklore rumeno sprigiona tutta la sua carica fortemente nostalgica e malinconica. Dalla Romania alla Spagna, con una prima esecuzione italiana: Errobi I, di Ramon Lazkano (San Sebastián, 1968), opera presentata in prima assoluta al Warsaw Autumn Festival. Il brano pone il problema di due nature contrastanti e contraddittorie, che tuttavia permangono nella medesima essenza, legandosi e fondendosi l’una con l’altra: il suono che è determinato da un colpo è di breve durata, ma insieme permane. A concludere la serata Nataraja di Jonathan Harvey (Sutton Coldfield, 1939), titolo che rimanda alla divinità indù Nataraja-Shiva, signore della danza e simbolo dell’eterno mutamento della natura. Il brano, oltre a entrare inevitabilmente in contatto con l’area culturale indiana, intende sottolineare il carattere apparentemente contraddittorio di Nataraja, conosciuto come entità di distruzione e costruzione. Ciò avviene alternando passaggi lirici a momenti tumultuosi mediante l’interazione drammatica tra i due strumenti.
    Un veloce sguardo al programma evidenzia come i brani eseguiti contengano una molteplicità di spunti riconducibili all’ambito romantico: dal già citato viaggio esotico al rapporto con la natura, dal riferimento alla cultura musicale nazionale al recupero della spiritualità. Il compositore, novello Wanderer, intraprende un percorso di ricerca, scegliendo strade e suggestioni vicine al sentire ottocentesco. Il concerto diviene dunque esperienza dinamica e stimolante, e l’ascoltatore è reso partecipe, divenendo in qualche modo lui stesso protagonista del viaggio.

    Vera Vecchiarelli

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