14 dicembre 2010: Schumannesque

Romantik”, idea ispiratrice che attraversa il 47° Festival di Nuova Consonanza, giunge forse con l’evento di questa sera al suo più esplicito compimento, accogliendo un particolare momento di confronto tra diverse esperienze musicali, sulla base di un comune spunto di riflessione: il rapporto con il passato. Protagonista in controluce della serata è infatti Robert Schumann, a cui si vuole rendere un particolare omaggio in occasione dei 200 anni dalla nascita.

La molteplice natura dell’universo sonoro schumanniano, caratterizzato da una sconfinata presenza di riferimenti, idee, visioni e ossessioni consente di avanzare una vasta gamma di ipotesi sulla componente ispiratrice che l’autore tedesco continua a riservare ai compositori del nostro tempo, sollecitati dai numerosi aspetti della sua personalità complessa e sfuggente. Accade che sia talvolta il rigore del contrappunto a fornire le tracce per una riflessione creativa, oppure che sia l’elemento tecnico virtuosistico a produrre nei compositori l’interazione con un materiale che viene scomposto, analizzato, frammentato, trasfigurato, per poi essere ricreato, generando a sua volta una nuova libera idea di Schumann. E’ ciò che avviene in “Schumannesque”, incisione del “Ianus Piano Duo” (Orietta Caianello e Antonio Sardi De Letto al pianoforte) per Rai Trade, in cui cinque autori di varie generazioni (da Giacomo Manzoni a Fausto Sebastiani, Fabrizio De Rossi Re e Roberta Vacca fino al più giovane Vito Palumbo) sono stati invitati a rivisitare l’”idea di Schumann”, attraverso una riscoperta individuale che rivela il loro personale rapporto con il compositore romantico, in un percorso che offre l’opportunità di intavolare un dibattito sul filo che lega esperienze compositive attuali e passate, alla scoperta dei vari possibili punti di convergenza e di distacco in risposta alla tradizione.

La serata prosegue con la performance affidata al Trio Broz, che nella prima parte del programma propone uno sguardo sulla scrittura per trio d’archi attraverso una scelta di composizioni di varie epoche. Dal Trio in Sol minore di Jean Sibelius, scritto negli anni di fascinazione lisztiana e wagneriana, si passa all’esecuzione di “Juschroa” di Christoph Dienz, dedicato al Trio Broz e ispirato al gesto del richiamo, all’arcaicità della montagna e alla sua comunicazione a distanza. Segue poi il Trio d’archi di Krzistof Penderecki, composto negli anni ’90 e permeato da un’atmosfera rilassata e conviviale e conclude infine la prima parte un’altra composizione espressamente scritta per il Trio, “Put Down Yr Cigarette Rag” di Andrea Mannucci. La seconda parte della serata è invece interamente dedicata a Robert Schumann, con l’esecuzione del Quartetto in Mi b maggiore op.47 per trio d’archi e pianoforte. L’opera appartiene al periodo delle grandi composizioni cameristiche e sinfoniche quando, ripreso lo studio dei classici, Schumann si accinge ad affrontare i suoi primi importanti lavori in quel genere, portando a compimento in un arco temporale sorprendentemente breve un consistente numero di opere: al 1842 risalgono infatti sia i Quartetti op.41 che il Quintetto op.44 e all’autunno del medesimo anno è da attribuire la composizione del Quartetto op.47, dedicato al conte russo Mathieu Wielhorsky ed eseguito in pubblico solo due anni più tardi, con la partecipazione al pianoforte di Clara Wieck. L’opera, dagli articolati intrecci strumentali, si compone di quattro movimenti e mostra una scrittura viva ed essenziale che attraverso lo sviluppo degli elementi contrappuntistici porta nel Finale Vivace ad una conclusione sospirata e trascinante; un’occasione di riscoperta della complessità musicale romantica e uno spunto all’interno della cornice del festival per una riflessione sul rapporto tra storia e contemporaneità.

 

Alessandra Ciccaglioni

 

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