Portrait

“Portrait Beat Furrer” è la serata conclusiva del progetto “De Musica” 2010 che presenta quattro differenti opere per ripercorrere alcuni aspetti fondamentali dell’estetica e della tecnica del compositore. Attratto fin da giovane dalle arti figurative, Furrer sembra mantenere un costante rapporto con quelle discipline che intervengono intensamente nei suoi procedimenti compositivi fino a costituire un punto fermo del suo pensiero musicale. L’influenza delle arti plastiche si esplicita in particolare nel primo periodo del suo percorso attraverso l’utilizzo del “chiaroscuro” e una innata predisposizione a presentare alcuni oggetti musicali senza fissarli, lasciando scorrere la forma tramite lo svelamento o l’oscuramento progressivo degli elementi e il filtraggio o la distorsione della materia sonora. Ne deriva un’estetica portatrice di valori espressivi originali che sfuggono ad ogni tentativo di classificazione; la sua arte di costruire paesaggi è infatti legata ad una raffinatezza nel creare sfumature che si modificano, presentandosi in maniera sempre diversa in ognuna delle sue opere. Dalle irruzioni dinamiche violente ai suoni svelati nella loro essenza più interiore e percepibili solo in un “silenzio sostenuto”, la materia sonora di Furrer si libera in una forma piena di energia che si articola su diversi livelli. I gesti intervengono in un tempo che è lontano dall’idea di linearità, favorendo un’emancipazione degli eventi dalle normali relazioni di causa ed effetto, come accade in alcune civiltà extraeuropee in cui il tempo è il centro dove tutto si riproduce e nulla è mai uguale a se stesso, trasformandosi costantemente l’ottica dell’osservatore. La concezione del compositore riguardo al rapporto con il suono è incisivamente espressa in un’intervista rilasciata a Martin Kaltenecker: “…noi lavoriamo con molti dati che proviamo in seguito a considerare sotto differenti punti di vista per appropriarcene (…). Io credo che il nuovo non sia legato ad un determinato materiale sonoro, (…) la questione è piuttosto di posizionare un oggetto musicale in una determinata prospettiva, di riscoprire un suono di pianoforte, ripulirlo di tutti i suoi condizionamenti storici, restando però coscienti del fatto che qualsiasi sonorità contiene in sé tutta una storia”. E’ ciò che accade anche in “Lotofagos”, in cui la memoria perduta è espressa tramite uno stato fluttuante di sospiri senza fine, oppure nella sottile trama di “Spur” o ancora nell’esplorazione profonda delle risonanze del pianoforte che caratterizza l’indagine sonora di “Phasma”. All’articolazione di eventi portati dallo spazio e provenienti da lontano si accosta anche la tendenza a seguire linee di sviluppo parallele, inclinazione evidente nei lavori teatrali del compositore nei quali l’ambiguità e l’indeterminatezza dei personaggi che si sdoppiano e si ricompongono apre ad un rapporto corporeo con la vocalità, fino ad estremizzarsi a volte nella totale perdita fisica del linguaggio. La voce parlata è fortemente presente nelle opere di Furrer, affascinato soprattutto da quello spazio tra canto e linguaggio in cui emerge un aspetto semantico, dove la voce parla di per sé e il compositore libera qualcosa che amerebbe celare nel profondo. “Aria” su testo di Guenter Eich è una sorta di scena d’opera immaginaria, nella quale protagonista è una donna abbandonata, una “Didone” che chiede al suo assente di non tornare. L’articolazione tra la dimensione semantica e il suono puro si definisce attraverso il dispiegamento di una molteplicità di risorse: all’inizio la voce esegue sillabe, soffi e bisbigli per lasciare in seguito spazio al canto che raccoglie le invocazioni più profonde del testo, in una forma teatrale che affida ad una sola persona l’interpretazione di diversi ruoli, monologo di libere associazioni che compaiono e poi svaniscono. Ed è proprio in questa estrema flessibilità che si rivela infine la natura più profonda della voce dei protagonisti, come suggerisce il compositore: “ la voce non tanto per quello che rappresenta, ma per quello che realmente è”. Alessandra Ciccaglioni

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