Il più sublime dei cantici, venerdì 4 marzo ore 21.00

Venerdì 4 marzo, sala Casella ore 21.00

IL P I U’ S U B L I M E D E I C A N T I C I

Carla Rebora (1973) Il nono canto* per soprano e pianoforte

Virginia Guastella (1979) Do not stir up love before its own time * per soprano e pianoforte

Roberta Vacca (1967) Ad occhi chiusi * per soprano e pianoforte

Carla Magnan (1968) Song lines (of songs) * per soprano e pianoforte

Sonia Visentin soprano,  Alessandra Ammara pianoforte

* prima esecuzione assoluta

Musica al femminile, testo d’amore, impegno compositivo. Ecco, quattro lavori inediti, due interpreti d’eccezione: tutto questo è “ il più sublime dei cantici”.Le compositrici, Virginia Guastella, Carla Magnan, Carla Rebora e Roberta Vacca; e un duo voce e pianoforte, Sonia Visentin e Alessandra Ammara; si sono confrontate con uno dei capolavori assoluti della storia dell’arte di tutti i tempi: il “Canticum canticorum” che è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana. È composto da 8 capitoli contenenti poemi d’amore (con alcune implicite allusioni erotiche) in forma dialogica tra un uomo (anonimo) e una donna (“Sulammita”).È uno dei testi più lirici e inusuali delle Sacre scritture. Racconta in versi l’amore tra due innamorati, con tenerezza ma anche con un ardire di toni ricco di sfumature sensuali e immagini erotiche. Ciò non pregiudica affatto il carattere sacro del testo, in quanto l’amore erotico dei due amanti, per l’autore del testo, ha origine divina, come si può ricavare da Ct 8,6: “Una fiamma di Dio/del Signore. Il nono canto di Carla Rebora muove da due suggestioni derivanti dagli studi e dall’interpretazione mistica (rapporto con la Qabbalah) del “Cantico dei Cantici” ( in ebraico Shir ha shirim). In particolare, il testo (nella traduzione italiana) è stato spezzato estrapolando gli incipit di alcuni versetti secondo il principio de “Tutto segue la qualità degli inizi”, ovvero all’inizio si trova il seme da cui tutto è generato. I testi così ottenuti sono ricomposti in quattro poemi. La seconda suggestione deriva dalla prima lettera del titolo (in ebraico), la SHIN, che rappresenta simmetria e cambiamento (nella partitura, schema circolare e principio della variazione). La SHIN è formata da quattro segni: tre lince verticali unite da un punto centrale. Le tre linee corrispondo all’Albero della Vita con i Tre Pilastri: Isacco, Giacobbe (linea centrale) e Abramo. Da qui, l’omaggio a “La scala di Giacobbe” di Arnold Schoenberg, opera che rappresentò il completamento della conversione all’Ebraismo dell’autore. La struttura del lavoro è ciclica. La preghiera originale è divisi in quattro numeri. A queste sezioni si alternano i quattro numeri derivanti da “La scala di Giacobbe” e dal Tema dell’Invocazione” che propone un elemento fondamentale della liturgia ebraica, la richiesta di aiuto (Hoshiannah, “Oh! Aiuto!”), che corrisponde nel testooriginale ad un elemento di ritornello (cfr. “Io vi scongiuro…”). Do not stir up love before its own time (trad. Non suscitare amore prima del suo tempo) di Virginia Guastella ha avuto come finalità quella di cogliere spunti sonori dall’ accostamento delle tre diverse pronunce e sintassi adoperate: italiano, inglese, latino. Da qui la varietà degli episodi rintracciabili all’interno del decorso musicale, supportata dalla personale trasfigurazione e rielaborazione dei significati testuali attraverso gli espedienti tecnici sia linguistico-verbale sia musicale. La ricchezza d’immagini visive contenuta nel testo ha permesso l’uso di “madrigalismi”, atti a restituire i contesti, i luoghi già descritti in modo dettagliato. Voluta è l’intercambiabilità tra i generi maschile e femminile, tra il mittente ed il destinatario dei pensieri, dei sussulti, al fine di sottolineare l’assoluta contemporaneità del Cantico. La voce è chiamata ad un’esecuzione complessa, piena di salti e cambiamenti di registro. La scrittura pianistica alterna momenti di apertura, in cui il materiale è scarno e dilatato nel tempo – quasi una preghiera diretta all’amato/a – a passaggi ben scanditi ritmicamente, in episodi anche minimalisti, su tempi dispari. Ad occhi chiusi di Roberta Vacca ci conduce verso una una duplice visione: Lui/Lei. I due, ‘ad occhi chiusi’, si parlano, si cercano ma, a causa del proprio egoismo per cui effettivamente nessuno apre gli occhi sull’altro, si sfiorano appena. Una voce sola si ‘sdoppia’ e  si ‘moltiplica’, in modo quasi schizofrenico, grazie a diverse possibilita’ di emissione vocale – sempre ben riconoscibili anche perche’ sempre uguali a loro stesse – associate a Lei, a Lui, ad un refrain che invita a non guardare in faccia la realta’, a non interrompere questa specie di doppio sogno, in cui l’indeterminatezza onirica permette immagini dai contorni delicati e al tempo stesso a tinte forti. Il materiale musicale prende forma partendo da un canto d’estasi di Hildegard von Bingen. Song lines (of song) di Carla Magnan è una raccolta di brani ideati come una serie di piccoli viaggi dell’immaginazione. Il titolo si riferisce alle migliaia di linee immaginarie, che partendo tutte da un’unica fonte, si dipanano come una sorta di “vie dei canti”, viaggiando non solo attraverso un’immaginario percorso geografico, ma anche obliquamente percorrendo epoche, stili e lingue diverse. Ma anche diverse tipologie di rapporti, che una diversa lettura del Cantico può suggerire al lettore. E così le linee portano anche a diversi tipi d’incontri d’amore. Una visione estatica dell’amore e della relazione amorosa, in cui un Lui e una Lei si cercano e danno l’impressione di non riuscire ad incontrarsi, un desiderio costante che non riesce ad esprimersi, l’amore estatico delle religiose, la preghiera, il canto d’amore delle sirene, la rabbia della paura di non essere corrisposti, la rassegnazione o il fastidio dell’attesa, il dubbio della scelta fatta. Un incontro tra l’uomo (e la donna) e l’intorno, tra il nostro dentro e il fuori di noi, tra cielo e terra. Ogni canto vuol essere la rappresentazione musicale delle caratteristiche di un tratto di una di queste vie. Canti nomadi che con la molteplicità delle lingue usate (una sorta di Babele del cantico d’amore) ci guidano come un diario di viaggio attraverso la fragilità umana.

Kelly Lidiane Gallo

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...