Ri-modul-azione

L’edizione 2011 del Festival di Nuova Consonanza è all’insegna della transitorietà. Se modulazione è spostamento da un centro tonale a un altro o, più modernamente, slittamento di frequenze, ri-modulazione vuol dire assumere l’idea di un dinamismo concettuale che abbandona termini definitivi e ingloba la forma del dialogo come re-visione costante del pensiero.

L’era presente ci obbliga alla negazione delle certezze, e se dal punto di vista artistico ciò produce l’effetto di un’incessante ricerca, dal punto di vista della pianificazione dell’attività culturale tale stato di cose ci pone in mare aperto. L’articolo di Quirino Principe – Quest’Italia non ha più orecchio, pubblicato su Il Sole 24 Ore lo scorso 11 settembre – è espressione di un disagio complesso che va spiegato: ciò che spaventa è la precarietà, non solo quella di quanti lavorano nello spettacolo, ma la precarietà di un sistema cultura che, qui da noi, tale non è. È, infatti, un sistema non sistematico: chiunque lavori nel settore sa che siamo chiamati a ri-modulare finanziariamente i progetti sulla base di totali presunti che spesso restano tali, anche dopo lo svolgimento delle attività previste. Un processo infinito – un moto perpetuo diremmo noi musicisti – che può allungare le distanze dagli altri paesi europei. L’occupazione del Teatro Valle a Roma pone una serie di domande, tutte centrali: quanto conta per il nostro Paese la cultura e la musica? Si ritiene che esse siano determinanti per la formazione delle nuove generazioni? Si ritiene che esse siano veicolo di crescita e di sviluppo?

Noi, nonostante tutto, abbiamo deciso di proseguire, perché fermandoci tradiremmo noi stessi e faremmo torto a tutti: a quelli che hanno dedicato una vita all’arte e a quelli che vivendola come fruitori si pongono in dialogo con noi. Ancora una volta il dialogo ci pare l’unica via possibile per comprendere il mondo e la storia della musica. Il 48° Festival intende esplorare precisamente il rapporto e la relazione tra musiche e contesti storici diversi. Ci sono musiche che dialogano con la storia e musiche che se ne discostano e cercano altre strade, ma tutte rappresentano, in una sorta di affresco, quella molteplicità espressiva che caratterizza l’oggi.

I festeggiamenti del 150esimo dell’Unità ci ricordano che siamo identitariamente diversi, l’uno dall’altro, e che però abbiamo operato una scelta, sulla base di un comune sentire. L’arte e la musica, in particolare, ci aiutano a trovare i nessi mancanti, e facendosi veicoli di memoria collettiva e sociale, si spera possano, per dirla con Baricco, «ricomporre il filo di una fiducia, tra compositori e ascoltatori, che sembra davvero perduto».

Nella Festa d’Autunno dal titolo 150 Canta, note sull’Unità d’Italia, il filo rosso è la memoria storica: i diversi riferimenti a Garibaldi, l’uso di strumenti della tradizione popolare italiana che molto hanno contribuito alla diffusione del cosiddetto patrimonio ‘colto’, si uniscono a progetti sperimentali di particolare interesse artistico e tecnologico con dieci prime assolute, due nuove installazioni, una colonna sonora e un sound art project.

Poi ci sono i luoghi, anch’essi carichi di significati e di memoria. Ricordiamo che la Festa si svolge il 20 novembre a Villa Aurelia, adiacente a porta San Pancrazio (oggi sede del Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina, visitabile durante la manifestazione). È questo un luogo di rilevante interesse storico per le vicende dell’assedio di Roma del 1849, in cui il governo della Repubblica Romana guidato da Mazzini rifiutò di arrendersi, e Garibaldi con la sua Legione Italiana combatté strenuamente l’attacco dei francesi. Senza concedersi a nostalgie per i moti passati, appaiono di grande attualità le parole di Mazzini in una lettera ai romani: «Voi deste luminosa testimonianza di coraggio militare; sappiate darla di coraggio civile». Dunque in questo delicato momento storico c’è bisogno di coraggio civile, soprattutto in difesa della cultura e della formazione. Ed è forse questo il vero nodo su cui dibattere. Altrimenti, come spesso è accaduto, si discute nei salotti, di musica, del sistema cultura e se ne discute un po’ aristocraticamente, a pancia piena, mentre fuori il quadro è desolante e la musica non c’è più. I Risorgimenti Sconcertanti – il cui testo è stato scritto appositamente da Giorgio Somalvico – restituisce un’osservazione ironica e sarcastica dell’Italia attuale, col dichiarato intento di «rilevare curiose Anomalie di Compleanno, Leghe Lombarde a fini Ribaltati, Regni vaticinati da Repubbliche e quant’altro potesse dell’Attuale funger da Paradosso col Remoto»; debutteranno, inoltre, Damiana Mizzi e Marco Severin, due giovani cantanti provenienti dall’Opera Studio dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
L’installazione Voci di terra su frammenti di poesie italiane rimanda a un’identità italiana composta dalla convergenza di diverse culture. La sonorizzazione del film muto Il Piccolo Garibaldino ci riporta alle cinque giornate di Milano, sino alla breccia di Porta Pia. Fisarmonica oggi e il Focus Italia-Usa richiamano il valore di alcuni strumenti di estrazione non colta che riuscirono a divulgare opere nate in un contesto artistico elevato, offrendo uno spunto di riflessione sul ruolo della musica nella società. So che ti perderò, malinconico titolo del breve spettacolo, su testo di Claudia Cappellini a cura di Sandra Del Maro, è dedicato a una canzone di Chet Baker arrangiata da Ennio Morricone, e traccia i numerosi legami tra la cultura americana e quella italiana. Infine Spinoza und der Fisch, sound art project di Alessandro Bosetti prodotto dalla Deutschlandradio Kultur di Berlino, ci offre un’immagine dell’attuale Eritrea che appare come il paesaggio distorto e immobile di un’Italia pre-bellica.
La Festa continua ad essere, come lo scorso anno, un momento di incontro tra Roma e i paesi che hanno ospitato I luoghi del suono, itinerari musicali di Nuova Consonanza dalla valle dell’Aniene a Roma Capitale.

Anche il concerto inaugurale del 18 novembre si pone, per alcuni aspetti, sulla via della memoria, ma al contempo rilancia nuove sfide: l’esecuzione del brano di John Cage – cui Nuova Consonanza è particolarmente legata – si unisce all’omaggio a Ivan Fedele, uno dei compositori italiani che meglio ha saputo farsi apprezzare nel mondo e che oggi ricopre la cattedra di composizione dei corsi dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia che fu di Goffredo Petrassi.
Il concerto del 30 novembre Cantabile e Presto ripercorre alcuni capolavori musicali del passato e significativi per la musica d’oggi attraverso la sensibilità interpretativa di Mario Caroli al flauto e di Horia Maxim al pianoforte; un programma comprensivo di oltre tre secoli di musica che offre un viaggio nel tempo da Johann Sebastian Bach a George Enescu, André Jolivet e Doina Rotaru, tre compositori impegnati in una scrittura compositiva che affonda le radici nella grande tradizione della storia musicale.

Nuova Consonanza prosegue, per il suo secondo anno, un rapporto di felice collaborazione con l’Accademia Filarmonica Romana, presentando il 4 dicembre la serata Serenata per il XXI secolo, con un programma che muove da Goffredo Petrassi, interprete indiscusso della didattica della composizione dal 1960 al 1978, per arrivare al giovane Matteo Franceschini. Offre inoltre un omaggio ad Aldo Clementi, nostro socio fondatore recentemente scomparso, e a Guido Baggiani, che svela le nostre attuali inquietudini: «le mutazioni [di cellule sonore] sono spesso ricorsive ma non preannunciate, mimando forse ritmi e catastrofi del nostro tempo».
Dal 12 al 16 dicembre il consueto De Musica, workshop di composizione, tenuto quest’anno da Philippe Manoury. Si tratta di un compositore di grande respiro: in settembre ha debuttato con la nuova opera La Nuit de Gutenberg all’Opéra national du Rhin di Strasburgo e proprio con il lavoro Partita I per viola ed elettronica ha vinto il Diapason d’or 2008. Christophe Desjardins, dedicatario del brano e interprete tra i migliori al mondo, la eseguirà il 16 dicembre insieme alla Partita n. 2 di Johann Sebastian Bach. Un confronto interessantissimo – non l’unico nel festival, tra Bach e gli altri – che svela quanto radicata sia la lezione del contrappunto bachiano e quante virtualità risiedano nel suo linguaggio.

Il 48° Festival chiude il 19 dicembre con il pianoforte di Emanuele Arciuli, premio Abbiati 2011. Programma stimolante con la musica d’oggi che prende spunto da alcuni autori romantici.

La XIV edizione del Concorso Internazionale di Composizione Franco Evangelisti, rivolto a partiture per sassofono ed elettronica – il cui vincitore è stato Elvio Cipollone, con menzione speciale ai lavori di Pierre-Alain Jaffrennou e Luigi Ceccarelli – si è svolto nell’ambito del Festival Emufest, segnando un proficuo rapporto di collaborazione con il Conservatorio di Musica Santa Cecilia di Roma.

Nuova Consonanza ringrazia il Ministero dei Beni Culturali, l’Assessorato alle Politiche Culturali e al Centro Storico di Roma Capitale e l’Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma per aver sostenuto la realizzazione del Festival insieme all’American Academy in Rome, Conservatorio di Musica Santa Cecilia, Rai-Radio3, Edizioni Suvini Zerboni, Istituto Culturale Romeno di Bucarest, l’Enpals – Fondo PSMSAD e tutti gli amici e soci che hanno contribuito con il loro prezioso lavoro.

Fausto Sebastiani
Presidente Nuova Consonanza

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